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Siamo sicuri che era musica? Ron canta Lucio! live a Milano, 7 maggio 2018

Ho fatto in tempo a vedere Lucio Dalla dal vivo per ben due volte, e a ripensarci mi ritengo piuttosto fortunato. La prima per il tour di Luna matana, nel 2002. Non il suo miglior disco, ma poco importava: la sacralità dell’evento per me era tale da riuscire a trascinarmi dietro anche mia sorella, all’epoca nemmeno adolescente. Ne fu entusiasta e – giuro – mi ringrazia ancora. La seconda in un surreale concerto di Capodanno in Piazza gentilmente offerto alla cittadinanza da parte di un sindaco dell’hinterland barese in odore di rielezione. Sulla carta rischiava di essere una di quelle apparizioni svogliate, di dovere, al punto che avevo tentennato parecchio per convincermi a vederlo. Fu un concerto pirotecnico, in senso letterale: Lucio attaccò con “L’anno che verrà” e tenne il ritmo elevato per quasi due ore, di cui una buona mezz’ora cantando per una folla in delirio in mezzo a una batteria inarrestabile di fuochi d’artificio ed esplosioni. Fu un concerto festoso ed elettrico: il mio ultimo Lucio, prima di Piazza Maggiore, 2012.

Quei due concerti mi hanno ricordato la singolare forma di sentire collettivo che Lucio era in grado di innescare nei confronti del pubblico, chiamato a essere testimone attivo dell’estro folle che si manifestava pubblicamente, come parte di un rito magico, certamente consapevole di avere davanti qualcosa di eccezionale, in senso letterale.

Chi l’ha vissuto, farebbe carte false per riviverlo. Chi non ha avuto l’occasione, anche. A pensarci bene, deve essere questo sentire la ragione – di una semplicità disarmante – più profonda dell’intero progetto che Ron sta dedicando a Lucio Dalla in questo 2018: Lucio!, tributo avviato a Sanremo 2018 con la partecipazione in gara dell’inedito dalliano “Almeno pensami” (4a classificata e Premio della Critica), poi continuato con un album contenente altre undici reinterpretazioni e, oggi, con un live che sta girando i teatri italiani (la data a cui assisto è quella del 6 maggio a Milano, al Teatro Dal Verme).

Al di là dell’omaggio personale, della necessità di riannodare fili artistici e personali, Ron è davvero l’unico artista che poteva avere il diritto di osare tanto: un intero concerto omaggio a Dalla, con una scaletta integralmente composta dalle sue canzoni, da far risuonare con la consueta delicatezza che appartiene al suo cantare. Perché nessuno come lui ha un ruolo imprescindibile in questa storia: diverse canzoni di Dalla portano la sua firma, dalla remota “Il gigante e la bambina” a “Attenti al lupo” (“Non la volevo fare, non la vedevo adatta a me. Lucio ne vendette 1 milione di copie”),  molte altre hanno il suono delle sue chitarre, sempre elegantemente ispirato dalla musica d’oltreoceano. In generale, il contributo di Ron al percorso artistico e umano di Lucio Dalla resterà una questione inesplicabile, più irrazionale che documentabile, e in un certo senso è bello che sia così, che questa magia resti inespressa.

Allora al live di Lucio! è difficile trattenersi dal rievocare ciascuno il proprio Lucio, e in qualche modo la struttura stessa dello spettacolo vuole incentivare questa forte dinamica emotiva. Il concerto ha anche una sua sceneggiatura oltre le canzoni, che lo avvicina a un recital (senza esserlo pienamente). Tra una canzone e l’altra compaiono fotografie, vecchi video, testimonianze (notevole quella dell’amica storica Piera Degli Esposti, di brutale sincerità: “Io davvero pensavo che non ce l’avrebbe fatta”). A volte Ron pesca da un bauletto un libro da cui legge ricordi, altre sembra dialogare a ruota libera, attraversato dall’emozione. Tra il pubblico si fa strada una certa sorpresa quando la voce di Lucio Dalla duetta ‘virtualmente’ con lo stesso Ron, come è accaduto anche su disco; e in “Com’è profondo il mare“, addirittura, Ron si fa da parte, diventando ‘turnista’ insieme alla band per una versione piuttosto sostenuta di accompagnamento alla traccia vocale originale.

Insomma far finta che sia sempre un Carnevale #Ron x #LucioDalla

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Tecnicamente il concerto completa ed espande il lavoro su disco: in scaletta compaiono altre canzoni: “Il cielo“, “L’ultima luna“, “Le rondini“, “Se io fossi un angelo“, “Tutta la vita” e “La casa in riva al mare“; quest’ultima viene annunciata come una delle canzoni meno note, ma è tra quelle che il pubblico canta con più adesione; così antica, quasi ancestrale, dalla voce di Ron viene investita di una dolcezza estrema.

Poi c’è “Anima“, scritta da Dalla e incisa da Ron (in Guarda chi si vede, 1982, peraltro un disco dal suono decisamente contemporaneo, che in tempi di revivalismo italo-pop meriterebbe di essere riascoltato). È l’unica concessione del cantautore di Dorno dal suo repertorio: una scelta precisa e non scontata, che dà vita al picco emotivo dello spettacolo. “Sento ancora I tuoi occhi negli occhi / e mi intenerisco / oh che notte stanotte, piccola anima mia / ma prima che voli via / fammi una cortesia / dimmi se la tua anima / ha un posto anche per me”. Subito dopo, senza alcuna introduzione, Ron al pianoforte intona”Chissà se lo sai“, duettando con la voce originale di Lucio: “E poi la notte col suo silenzio regolare / quel silenzio che a volte sembra la morte / mi dà il coraggio di parlare / e di dirti tranquillamente / di dirtelo finalmente / che ti amo / e che di amarti non smetterò mai”. Le canzoni sembrano parlarsi tra loro, il piano del presente e del passato si confonde. Tutto diventa sorprendentemente intimo, quasi misterioso. E’ un momento impagabile.

Come a confermare l’intenzione di ricreare una precisa atmosfera, Ron chiude il concerto con “Tutta la vita”, come la più tipica delle scalette dei concerti di Lucio Dalla. Alla fine, ricevuto l’abbraccio caloroso del pubblico,Ron sembra non riuscire ad abbandonare il palco, come se non avesse qualcosa da dire di preciso ancora ma volesse prolungare l’emozione. Quel che dice non conta, ma è struggente: “Vi ringrazio. Sapete, non è facile. Ci sono momenti che viene il magone. Però cantare queste canzoni è bellissimo”. Già.

Scaletta

  1. almeno pensami
  2. 4/3/1943
  3. il cielo
  4. tu non mi basti mai
  5. piazza grande
  6. attenti al lupo
  7. henna
  8. futura
  9. la casa in riva al mare
  10. quale allegria
  11. com’è profondo il mare
  12. cara
  13. canzone
  14. anima
  15. chissà se lo sai
  16. l’ultima luna
  17. bis – le rondini
  18. bis – se io fossi un angelo
  19. bis – tutta la vita