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E il mio pensiero ti verrà a cercare

Per me è importante di Tiromancino, da In continuo movimento, 2002

200 - tiromancino - per me è importante

Il 28 settembre 2018 è stato pubblicato Fino a qui, album celebrativo dei trent’anni di vita dei Tiromancino. Insieme a una manciata di inediti, l’album ripropone in chiave contemporanea i maggiori successi della band di Federico Zampaglione, da La descrizione di un attimo in poi, in gran parte da duetti con artisti di primo peso del pop italiano (Alessandra Amoroso, Elisa, Giuliano Sangiorgi, Jovanotti, Luca Carboni) ma anche nuove leve del cantautorato tricolore (Calcutta, Thegiornalisti). Per l’occasione, ecco l’analisi e interpretazione di uno dei classici della band, “Per me è importante”, reinterpretato in Fino a qui in duetto con Tiziano Ferro (scelta che cela un motivo artistico, come proviamo a immaginare alla fine dell’articolo).

“Per me è importante” nasce nel momento più problematico della storia dei Tiromancino. Dopo quattro album parzialmente interlocutori e dal piglio sperimentale, con l’album La descrizione di un attimo la band ha finalmente catalizzato le attenzioni di critica e pubblico, rivelando il potenziale commerciale di una scrittura raffinata e originale, capace di veicolare più di ogni altro in Italia il verbo battistiano nell’era dei Radiohead.

Peccato che questa formazione sia destinata a durare pochissimo. Federico Zampaglione spiegava gli eventi così, nel 2001 e a ferita caldissima, in un’intervista a Rockol: “Qualcuno del gruppo ha iniziato a lamentarsi perché in prima fila trovava le ragazzine che cantavano a memoria le nostre canzoni – e forse non le capivano – o perché preferiva essere parte di un gruppo di nicchia. Si sono spaventati, ed hanno iniziato a chiedersi quale sarebbe stato il futuro della band. Pensavano di essere i salvatori della canzone italiana”.

Di letture ne sono state fornite molte nel corso degli anni, alcune più morbide, ma comunque sempre orientate al racconto di una sorta di coabitazione impossibile, sul piano personale e creativo. Combattuti tra la visione intimista e più niche di Riccardo Sinigallia (formalmente mai nella band, ma determinante per La descrizione di un attimo in una misura ben superiore a quella di semplice ‘membro aggiunto’) e l’ambizione a portarla nell’olimpo del mainstream di Zampaglione, i Tiromancino si scindono mentre “Due destini” è ancora in rotazione massiccia da parte di radio e tv: vanno via Francesco Zampaglione, chitarrista e fratello di Federico, e la bassista Laura Arzilli, fondatrice del gruppo, che affiancheranno Sinigallia nel suo esordio solista; al loro posto subentrano Andrea Pesce e Luigi Pulcinelli, entrambi cruciali nell’orientare la produzione verso un maggior peso dell’elettronica. Con un gruppo totalmente rimaneggiato e le alte aspettative di una major alle spalle, Federico Zampaglione può mettere una sorta di punto e capo su tutto e avviare un progetto interamente nuovo. Che porta il vecchio nome, sia chiaro, perché la band – dichiara – è lui: “Il gruppo sono io. I contratti discografici sono firmati con il mio nome, in copertina c’è la mia faccia, e anche per il resto non ho problemi. Non è la prima volta che qualche musicista lascia il gruppo. L’unico che c’è fin dalla fondazione sono io; e a volte cambiare dà nuovi stimoli per lavorare meglio” (dalla stessa intervista).

I punti di contatto di In continuo movimento, primo album di questa nuova storia, con La descrizione di un attimo, sono più apparenti che sostanziali, e hanno a che fare con l’umore notturno e intimista della proposta nel complesso: le canzoni si diradano notevolmente, in alcuni casi polverizzandosi attorno a poche frasi organicamente disposte su tessiture post-trip hop oscure e talvolta piuttosto ardite (la title track), mentre i testi abbandonano la tendenza a raccontare e si inclinano verso un’introversione radicale, perfetta per il loro tempo (“Polvere”, “Come l’aria”). Si legge Tiromancino, ma è Federico Zampaglione in piena libertà, per la gioia di chi li ha scoperti ora o l’astio dei vecchi fan, a seconda della fazione di appartenenza. E il successo senza precedenti nella storia della band altro non farà che acuire la divisione.

Sintesi di questo nuovo approccio è proprio “Per me è importante”, scelta con una cospicua dose di rischio come singolo di lancio dell’album. Si tratta di una ballata tenue, atmosferica e a rilascio graduale. Scandita su un tempo in quattro quarti rarefatto e mai così lento nella storia della band, si sviluppa partendo da un arpeggio di pianoforte in minore che traccia il tono generale dell’armonia, profondamente malinconica, ricoperta di una coltre di solitudine.

Sebbene all’apparenza contengano la presenza di un interlocutore, le due strofe sembrano più vicine a una riflessione interiore dedicata al partner distante, come la si potrebbe articolare in una lettera.

Co-firmato con Camilla Triolo, all’epoca partner di Zampaglione, il testo contrappone le due strofe lasciando aperta l’ipotesi che provengano ciascuna da uno dei due differenti poli della coppia, con lui immalinconito nella prima strofa e lei che si stacca dal tema della distanza per pronunciarsi in un a sorta di dimostrazione di vicinanza e desiderio di condivisione (“mi piace raccontarti sempre / quello che mi succede”). Che sia probabile o meno questa ipotesi, al centro c’è un dissidio comunicativo nella coppia a cui segue una lontananza forzosa, probabilmente uno dei tanti viaggi necessari nel lavoro del musicista: “Le incomprensioni sono così strane / sarebbe meglio evitarle sempre / … / Domani invece devo ripartire / mi aspetta un altro viaggio”. Da questa posizione di insicurezza tipica di quelle crisi che si aprono proprio nel momento sbagliato, magari in prossimità di una distanza fisica obbligata, lui sembra cantare come agito da una combinazione fremente di malinconia per i momenti felici – “indelebili emozioni che non posso più scordare” – e sottile preoccupazione – di ribadire a lei che è ancora la cosa importante.

Non è chiaro se la storia sia sul punto di chiudersi definitivamente o se si tratti in fondo di una lontananza temporanea, e tale vaghezza è anche uno dei ‘segreti’ del successo della canzone: è la sua universalità come ‘messaggio amoroso’, che possono dedicarsi gli amanti momentaneamente distanti o quelli per sempre divisi, dal momento che si fa ampio riferimento alle “immagini scolpite nella coscienza” e che l’approccio è assolutista, come se alludesse a un destino ineluttabile: “Tutte le volte che ti sentirò distante / tutte le volte che ti vorrei parlare”.

Naturalmente l’exploit del brano in termini di efficacia espressiva e raffinatezza compositiva è nel ritornello, e in particolare in quel verso “e il mio pensiero vola verso te” che sembra concretamente involarsi, attraversare distanze anche siderali riuscendo, per magia della musica, a raggiungerla. Zampaglione ha il fegato di costruire questo ritornello su un gioco armonico non comune, partendo sull’accordo di quarta maggiore, facendolo seguire da un altro ancora più ardito, tecnicamente assimilabile a un ‘semidiminuito’ (lo si ascolta bene prima di “per raggiungere le immagini”), e facendolo si approdare sulla relativa minore: fuori dai tecnicismi, è una soluzione che traduce in musica la tensione, la sospensione della situazione e la sua ‘non risoluzione’ in modo efficace e distintivo. Importante è anche il ruolo dell’arrangiamento: il colore sopito della strofa viene come venato di ricordi del passato attraverso una striatura di archi leggera eppure insinuante, che tradisce una reminiscenza del suono ottenuto dagli Air per struggente colonna sonora di Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola (in particolare “Playground love”, che sembra una matrice di “Per me è importante”, ma non è da escludere anche l’influenza di “Trouble” degli allora esordienti Coldplay, soprattutto nella ripresa dell’arpeggio pianistico). La tessitura è esaltata e portata a galla nel bridge strumentale dopo il secondo ritornello, che rinuncia a una melodia di riempimento in favore di soffusi suoni di chitarra rovesciata, come un retaggio morbidamente psichedelico anni 60, piuttosto battistiano (alla “Era” o “Non è Francesca”).

Che la produzione complessiva sia determinante per affezionarsi al brano lo conferma sia il fatto che, suonato in acustico senza le trame dell’arrangiamento, pur conservando la limpidezza della sua linea melodica, il brano appare quasi troppo ‘povero’, come monco, sia la sua associazione quasi irreversibile con un videoclip a suo modo epocale e innovativo. Realizzato dall’agenzia Direct2Brain in computer graphics 3D e diretto da Ascanio Malgarini e Romana Meggiolaro, è la storia dei due omini su un cartello stradale di precedenza che vengono forzatamente separati a causa di un oscuro potere totalitario. Grazie all’ingegnosa idea di sganciarsi dai riferimenti espliciti – l’omino della cartellonistica stradale è senza espressione, pertanto è chiunque – il video fornisce una traduzione livida e brillante sia del concetto chiave alla base del brano – il canto come strumento per colmare la distanza – sia dell’atmosfera plumbea tinteggiata dalla band.

Che la produzione complessiva sia determinante per affezionarsi al brano lo conferma sia il fatto che, suonato in acustico senza le trame dell’arrangiamento, pur conservando la limpidezza della sua linea melodica, il brano appare quasi troppo ‘povero’, come monco, sia la sua associazione quasi irreversibile con un videoclip a suo modo epocale e innovativo. Realizzato dall’agenzia Direct2Brain in computer graphics 3D e diretto da Ascanio Malgarini e Romana Meggiolaro, è la storia dei due omini su un cartello stradale di precedenza che vengono forzatamente separati a causa di un oscuro potere totalitario. Grazie all’ingegnosa idea di sganciarsi dai riferimenti espliciti – l’omino della cartellonistica stradale è senza espressione, pertanto è chiunque – il video fornisce una traduzione livida e brillante sia del concetto chiave alla base del brano – il canto come strumento per colmare la distanza – sia dell’atmosfera plumbea tinteggiata dalla band.

Nel complesso, “Per me è importante” è una miniatura espressiva di grande contemporaneità per una canzone d’amore, profonda, in parte cosmica, squarciata da una sottile tensione drammatica: stilisticamente parlando è anni luce avanti la proposta media del pop italiano del momento, e il pubblico nel 2002 è sufficientemente saturo di canzonette frutto di una sbornia elettronica senza coscienza di causa per decidere di premiarlo, riconoscendo a Zampaglione lo status di ‘nuovo poeta’ della canzone popolare nazionale e alla canzone stessa quello di ‘classico’ del post Duemila.

Talmente impattante nella sua proposta espressiva che qualche anno dopo Tiziano Ferro aprirà il bridge della sua “Ed ero contentissimo” con un verso che sembra una diretta reinterpretazione e omaggio dell’hook di “Per me è importante”: quel “E il mio ricordo ti verrà a trovare” non solo riprende, amplifica e in parte ribalta il senso dell’originale, declinandolo nell’ottica ossessiva e iper-drammatica che è insita nella scrittura dell’artista di Latina; è anche, a un livello più ampio, un modo per unire i puntini, dichiarando riferimenti e influenze di un artista che, è bene ricordarlo, in quel momento sta capovolgendo il destino della sua carriera artistica imprimendole una coraggiosa svolta melodica. Che Ferro sia la voce duettante scelta per reinterpretare “Per me è importante” su Fino a qui, altro non è che una conferma di quanto questo filo conduttore non sia pretestuoso né si sia mai spezzato. Anzi.

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